L’ANTICA PIEVE DI SAN LORINO O SAN LEOLINO IN MONTANIS
 

Appartiene questa Pieve a una tipologia che si potrebbe definire della montagna orientale mugellana, proprio per quelle tre absidi che si ritrova pittorescamente impiantate sul retro e parzialmente interrate. Decisamente questa impostazione corrisponde più al cosiddetto “tipo aretino”, e proprio in questo territorio troviamo chiese con le stesse caratteristiche, almeno per quanto riguarda le tre absidi. Altre pievi o chiese triabsidate, a quanto mi risulta, oltre a san Leolino, nel Mugello orientale sono la Pieve di Santo Stefano a Castiglioni nel Comune di Rufina, la Pieve di San Bartolomeo a Pomino e, probabilmente, anche la chiesa di Santa Maria a Caiano, originariamente aveva le tre absidi. Però non dobbiamo farci ingannare dall’apparenza. E’ vero, sì, che le chiese antiche del Mugello centrale e quello del Mugello orientale, sono per la stragrande maggioranza con abside singola semicircolare, però questo  non ci dà la sicurezza assoluta che talune pievi o chiese potessero essere originariamente così. Noi dobbiamo mettere in conto tutte le vicende catastrofiche che queste chiese hanno subito nei secoli: guerre, distruzioni, terremoti, incendi e non ultimo la cossiddetta voglia di “rimodernizzare”, per cui la Pieve di Fagna diventa barocca, la Pieve di Olmi diventa addirittura neoclassica, e gli esempi potrebbero continuare per molto. Quindi, nessuno ci dà la sicurezza assoluta, a meno che non si compiano degli scavi seri e sistematici, che qualcuna di queste chiese del Mugello centrale e occidentale potesse avere in origine le tre absidi, come la Pieve di San Leolino. Quello che c’è di sicuro è che questa chiesa appartiene più a una certa tipologia piuttosto che ad un altra. Ma vediamo perché si sostiene che questa chiesa appartenga alla tipologia “aretina”. In effetti se noi la confrontiamo, ad esempio, con la Badia di San Veriano presso Arezzo o con altre nella zona noi vediamo che queste somiglianze sono per così dire tangibili. Le tre absidi della Badia di San Veriano hanno la cuspide semicircolare dei tetti un po’ più accentuata e inoltre hanno due finestre per abside, una sotto il tetto e l’altra, quasi alla base. La Pieve di San Leonino ha, all’apparenza, una sola finestrina, rettangolare, allungata per abside, ma questo non pregiudica il fatto che anche qui, come a San Veriano ci possano essere delle finestrine più piccole, alla base, essendo questa parzialmente interrata, nonostante la presenza di un canale di reflusso delle acque, che costeggia le absidi. Si è parlato per queste pievi, che risentono molto della tipologia aretina, di maestranze aretine, o maestranze comacine o lombarde che operavano nel territorio di Arezzo, nonché di maestranze d’oltralpe. Apparentemente potrebbe significare la stessa cosa di maestranze lombarde oppure potrebbe significare qualcosa di diverso che adesso vedremo. Le cosiddette maestranze comacine o Maestri Comacini, in senso lato per indicare le maestranze lombarde, se volessimo essere rigorosi, questo termine sarebbe esatto soltanto se ci riferisse all’età longobarda, solo in questo periodo si trovano infatti i “Maestri Comacini”. E’ vero però che maestranze d’oltralpe noi le ritroviamo operanti nella montagna toscana, modenese e marchigiana anche nella seconda metà del ‘300, forse dovuto alla sospensione dell’attività  edilizia a Lucca e in altre città toscane. Queste maestranze hanno lasciato le loro tracce anche nei secoli XV-XVI-XVII, in documenti scritti, ma anche in taluni simboli o particolari architettonici, tanto da poter essere definiti veri e propri marchi di fabbrica. Questi marchi consistono in lastre graffite o scolpite, lasciati sui muri delle chiese o delle case e che rappresentano spesso attrezzi di lavoro, ad esempio un martello, degli scalpelli, delle squadre e talvolta l’impronta di una mano. Altre volte i simboli sono delle rose a sei foglie iscritte in un cerchio, spirali radiate, ecc.: si tratta di simboli antichissimi che si rifanno all’arte funeraria etrusca. Altri simboli sono stati usati da queste maestranze, ad esempio, varie forme di croci, gigli, stelle a cinque punte. Se pensiamo che Londa era un pago estrusco nel VI sec. a.C. e se noi teniamo in debito conto che la strada etrusca, che proveniva da Atrezzo, divenuta poi romana e infine medievale, aveva sul suo percorso le tre potenti fortezze di Castel del Pozzo, Vicorata e San Leolino, noi possiamo bene renderci conto che quelle località, a differenza del Mugello centrale e Orientale subissero una influenza più aretina che toscana. Tuttavia bisogna capirsi cosa noi intendiamo per maestranze d’Oltralpe. Fino a tutto il Settecento e oltre, oltralpe significava, tra l’altro, Oltreappennino, infatti l’Appennino degli Ubaldini era detta Alpe degli Ubaldini. Non si faceva il distinguo come viene fatto oggi fra Alpi e Appennini. Quindi per la zona di Arezzo, maestranze che provenivano l’Oltralpe, poteva significare benissimo maestranze che provenivano dalla Romagna toscana e in modo particolare da quella zona della Romagna, tanto vicino a Ravenna dove hanno operato maestranze orientali di ogni tipo, da dove poi raggiungevano il Casentino, attraverso il passo della Calla o altri antiche strade. Maestranze che hanno, per forza di cose, assimilato i caratteri dell’arte orientale, e l’hanno trasmessa di generazione in generazione nel più assoluto dei segreti. Ecco perché parlando di queste maestranze si parla di un’origine della massoneria, in quanto queste tecniche costruttive e queste conoscenze venivano, come dire, rinchiuse in un circolo e rivelate solo a pochi adepti. Il resto degli addetti erano solo dei comuni operai. Detto questo, e per quanto riguarda la pievi triabsidate del Mugello Orientale e Casentino, io parlerei sì di un “gusto” aretino, ma di una “assimilazione” orientaleggiante delle chiese d’Oltralpe, intendendo per Oltralpe anche e soprattutto le esperienze che venivano ad esempio dalla Francia, dalla Germania e da altri paesi europei. E’ naturale che questa  chiesa con il passare dei secoli  abbia  subito molti restauri e rifacimenti. L’importanza che essa aveva nel passato è legata in parte anche al fatto che in essa vi fosse sepolto il corpo del santo Martire San Leolino o San Leonino. La lastra con tre croci che si trova all’esterno potrebbe benissimo essere stata il sacello che conteneva il corpo del Santo. Si tratta questo di un lastrone con tre croci molto particolari, una specie di croci trifogliate o croci tolosane. Però non è da escludere anche che quei simboli, possano trattarsi di “marchi” lasciati dalle maestranze che hanno operato nella costruzione o nella ricostruzione della chiesa. L’importanza di questa Pieve ancora agli inizi del 1300 era notevole, basti pensare che nelle Rationes Decimarum del 1302-3 l’estensione della pieve era vastissima tanto da arrivare nella zona di San Bavello e Castagno. Essa aveva come suffraganee ben sette chiese. Ancora il Brocchi nella metà del ‘700 ci parla di questa Pieve come una chiesa viva e attiva e ci descrive pure la notevoli opere d’arte che allora vi erano presenti, tra le quali una tavola, databile a circa la metà del 1300 con Santi tra i quali spicca la figura di San Leolino, vescovo e martire. Accanto alla Pieve c’è la notevole Rocca dei Conti Guidi, ma pare che esistesse già in epoca romana. Oggi imponenti ruderi e una cisterna, che pare di epoca romana,  esistono sul luogo, che io ebbi modo di visitare  e di fotografare circa una ventina di anni fa, per concessione della gentile proprietaria, Signora Alamanni. Tutta la zona d’intorno è etrusca, lo dimostrano i vari toponimi Varena, Rincine, ecc. e già molti reperti di questi  nostri lontani avi sono venuti alla superficie e molto ancora dovrà venire alla luce. Tornando alla Pieve di San Leolino ebbi modo di tornare a visitarla circa due o tre anni fa. Purtroppo, anche da quello che riuscii a filmare da una finestrella aperta, la situazione all’interno non era delle migliori, per usare un termine eufemistico. Io credo che una pieve così importante meriterebbe un’attenzione davvero speciale. Se noi lasciamo cadere queste che sono le testimonianze più importanti della nostra storia, noi automaticamente cancelliamo la  “nostra” storia. E cancellare la storia significa un po’ cancellare l’identità e la personalità delle persone.


Paolo Campidori

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